Una Icona di Venezia

Una Icona di Venezia

Dimensioni

40 x 64 cm

Anno

2025

Materiale

Vetro di Murano, foglia d'oro 24 K.

Tecnica

Graffito

Prezzo

Su richiesta

Autore

Riccardo Toso Borella

oppure

Breve descrizione

In Una Icona di Venezia immagino me stesso come un Canaletto redivivo nel 2025, incidendo su foglia d’oro una veduta settecentesca del bacino di San Marco. Dentro questo scenario “classico” inserisco una gru contemporanea con lo striscione “TASSARE I RICCHI PER RIDARE AL PIANETA”, comparso in città durante il matrimonio di Jeff Bezos: il dettaglio incrina la scena e mette a fuoco il rapporto tra Venezia, il turismo e il potere economico. La città, quasi immutata nell’aspetto, appare come un luogo che vive soprattutto della propria immagine e fatica a immaginare un futuro diverso. La botte con la mia firma in primo piano traduce questo disagio su un piano personale: anch’io, come Venezia, sono un “corpo” che galleggia, sospeso tra veduta e visione del domani.

Dedicata a Francesca.

Descrizione

In Una Icona di Venezia immagino me stesso come un Canaletto redivivo nel 2025.
Per me vivere a Venezia è come attraversare le pagine di un libro fatto di legno, mattoni e marmo, ma significa anche confrontarmi ogni giorno – in modo sempre più totalizzante – con il turismo. Da qui nasce in me una riflessione a ritroso su un’inquietudine diffusa, spesso taciuta: un vero e proprio disagio immaginativo.

Quest’opera riprende in tutto e per tutto una veduta settecentesca del bacino di San Marco. Dentro questo codice inserisco però un elemento inatteso e ossimorico: una gru del XXI secolo, poco oltre le prigioni vicine a Palazzo Ducale. Su di essa compare lo striscione “TASSARE I RICCHI PER RIDARE AL PIANETA”, citazione diretta della protesta comparsa sulla gru antistante l’Hotel Danieli in occasione del matrimonio di Jeff Bezos a Venezia.

Questo dettaglio introduce un effetto di straniamento: chi guarda, inizialmente immerso nel piacere di una veduta “classica”, si accorge che qualcosa non torna. Venezia, da quasi tre secoli, appare quasi identica a sé stessa: gli abiti potrebbero essere quelli del Carnevale contemporaneo, le barche a remi quelle della Regata Storica, e la presenza della gru può far pensare che la scena appartenga più al XXI secolo che al XVIII.

Non è più, allora, semplicemente la veduta di Canaletto: è la nostra visione di Venezia, che non si discosta poi così tanto da quella che il pittore avrebbe potuto avere. La città è cambiata poco nell’aspetto, mentre la sua funzione si è spostata verso una dimensione prevalentemente ricettiva ed espositiva, trasformandola in un luogo che vive della propria immagine.

In questo quadro il matrimonio di Jeff Bezos mi appare, per certi aspetti, come l’eco dei ricevimenti dei regnanti del passato, ma collocato in una città che fatica a ridefinire sé stessa nella modernità. Jeff Bezos non è soltanto una figura di passaggio: il suo arrivo, per me, concentra e quasi esaurisce le ambizioni e le possibilità della città.

L’oro che compone per intero l’opera introduce una dimensione iconica e quasi trascendente, fissando l’immagine in un tempo sospeso, in cui passato, presente e futuro si sovrappongono. Venezia diventa così lo specchio di società che faticano a immaginare – e quindi a plasmare – il proprio futuro. La protesta per l’arrivo di Bezos non mi appare soltanto come un gesto di dissenso, ma anche come una dichiarazione implicita di impotenza. Il gioco si svolge altrove; qui restiamo un giocattolo che può soltanto pretendere un compenso per il proprio utilizzo.

Sulla destra, in primo piano, una botte con incisa la mia firma traduce questo disagio sul piano individuale e ne evidenzia la meccanica sottostante: è dall’insieme delle visioni dei singoli – compresa la mia, anch’io imbrigliato nella vocazione turistica della città – che prende forma la visione complessiva di e su Venezia.

Il monito che affiora da questo “corpo” galleggiante è che, trascinato dalla corrente, possa approdare su qualsiasi lido: su ogni veduta che non riesce ad avere una vera visione del futuro.

Dedicata a Francesca.

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